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Edicole votive

"Cappelluzza"
Numerose, a ornare le vie del paese, le edicole votive sono un interessante forma d’arte popolare e dei significativi etno-reperti. L’edicola, collocata sul muro esterno dell’edificio, è costituita da una nicchia in cui è posta l’icona o la statuetta sacra, da una base per porre arredi, lumini, vasetti con fiori; spesso è protetta da uno sportellino con vetro o con rete; al suo esterno è adornata da semplificati elementi architettonici.

Più o meno pregevole dal punto di vista estetico-artistico, è sempre espressione di creatività.

Varie le tecniche e i materiali dell’icona: pittura su vetro, su lastra di ardesia, su tavola, su piastrella maiolicata. L’iconografia riproduce le immagini note, rispettive e quindi rassicuranti dei santini o delle stampe popolari.

Le figure divine dell’empireo cristiano più rappresentate sono quelle credute capaci di grande intercessione e cioè quelle che in vita furono sante in modo molto “terrestre” e delle quali viene colta la dimensione della corporalità rispetto a quella dell’eroicità e della virtù. Molto amate e rappresentate sono Maria e Giuseppe (Sacra Famiglia), figure sante di madre e di padre, l’Addolorata, il Cristo agonizzante, la Pietà… figure sante colte nel momento del dolore umano e quindi sentite partecipi e vicine alla condizione dell’uomo.

Voluta spesso per adempire a un voto ed edificata per volontà di privati, la cappelluzza ha una funzione collettiva trasformando lo spazio reale in spazio sacro e protetto, in habitat sicuro per colui che vive nel luogo e che la custodisce, e per il viandante. Per secoli per mezzo delle edicole la gente ha comunicato col divino esprimendo bisogno di protezione, fede, devozione, pietà religiosa.

Le più antiche sorgono lungo il circuito professionale come vera e propria “segnaletica religiosa” (nello specifico cattolica) e altre in corrispondenza dei luoghi di passaggio e di confine reali e simbolici. Significativa l’edicola sovrastata da una croce in ferro battuto collocata a mo’ di monumento in quello che una volta era l’inizio del paese, la zona da tempo è denominata a Santa Cruci: era il punto iniziale dello spazio protetto.

Tra le altre si ricordano: l’edicola sita in via Roma che raffigura la “Madonna del parto”, posta all’interno di una volta denominata sutta l’arco che costituisce l’accesso all’abitato; la “Madonna delle Grazie” sita in via Castellese; “l’Addolorata” sita in via Carlo Mosto; la “madonna dei sette dolori” sita in via Marianna Di Carlo.

Alla tradizione delle edicole votive può ricondursi il bassorilievo marmoreo raffigurante quello che per circa cinque secoli è stato il Deus loci altofontino: Santa Maria di Altofonte. La lastra (oggi presso il primo altare a destra della Chiesa Madre) riproduce l’iconografia della Madonna col Bambino (iconografia della “Madonna della lettera” e della Madonna Theotokos”).

È pure scolpito lo scudo di Sicilia, di Aragona, lo stemma dell’abate Pietro Guzzo, il criptogramma della parola “ Altofonte” e l’iscrizione latina in caratteri gotici che riporta le coordinate spazio-temporali e il nome del committente (tradotto “Anno del Signore 1328, XI indizione. Quest’opera fu eseguita al tempo di frate P. Abate di S. Maria di Altofonte”). Si è ritenuto che il bassorilievo abbia abbellito per vari secoli un piccolo tempio medioevale poggiato su quattro pilastri in muratura, sovrastante la sorgente più importante del luogo, l’Alto Fonte appunto.

Distrutto il tempietto da una alluvione, coperto il bassorilievo da acqua e detriti, fu rinvenuto nel 1630 durante i lavori di incanalamento delle acque, e situato presso la Chiesa abbaziale. Nel 1909, anno in cui fu eseguita la copertura della sorgente, furono intravisti i segni architettonici di tale sistemazione.

L’edicola del fonte veniva dedicata da un’autorità ecclesiastica (l’abate Pietro Guzzo nel 1328) e colei che per eccellenza è “Fonte di benedizione, di beatitudine, di miracoli…”, la cui dolce protezione era richiesta a rendere sacro lo spazio naturale delle acque e delle terre di Parco.

 

"Cappelluzza"

"Cappelluzza"

"Cappelluzza"

"Cappelluzza"

"Cappelluzza"

"Cappelluzza"

 

 

 

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