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Il "Gotto bizzarro" del Parco

Il Gotto

Storia e tradizione in un antico oggetto conservato presso il Museo “Pitrè” di Palermo. Sconosciuto ai più, ma studiato da insigni esperti in materia di tradizioni popolari, il Gotto di Altofonte è un interessante documento etnografico di una società di tipo agropastorale e, per la presenza di incisioni, un veicolo notevole di messaggio.

La sequenza “filmata” del gotto ha reso immortale un avvenimento che ha colpito profondamente l’incisore, il quale ha espresso in modo unico e irripetibile il suo orizzonte conoscitivo, la sua esperienza biografica e il suo ruolo sociale. La scena rappresentativa è quella di una processione, forse quella del Corpus Domini del 20 giugno 1867, ma senza fedeli.

La raffigurazione, dall’esito decorativo particolarissimo, è ben articolata ed è caratterizzata da una divisione della superficie in due fasce, comunicanti fra loro mediante gradini. Nella fascia inferiore figura un uomo in frac che porta lo

stendardo, un chierico che tiene alto un vessillo crociato, un chierico che porta l’incensiere; un altro ancora che regge il baldacchino, sotto il quale davanti a lui avanza il sacerdote con in mano l’ostensorio, seguono quattro sacerdoti recanti i ceri accesi.

Sulla scala sono due ufficiali in alta uniforme con l’espressione truce e severa; seguono tre guardie in tenuta più modesta con spade e baionette, una banda musicale militare vestita a festa; è rappresentata nell’atto di suonare: sono otto “suonatori”, ognuno con uno strumento musicale diverso (clarino, corno, trombe, sassofono, clarinetto, tamburo e piatti).

Ogni personaggio, tracciato con precisione e maestà, rivela personalità e carattere; l’incisore cerca di cogliere l’anima della festa paesana; con ironia sembra “sorridere dell’ufficialità, affermando, nel contempo, in un contesto che la rifiuta la sua presenza storica.

Paramenti sacri e parate militari

Al momento della realizzazione del gotto soltanto nove mesi erano trascorsi dalla “rivolta del Sette E Mezzo” da quei “luttuosi e lacrimosi fatti di settembre 1866” (dal 16 al 22) che misero in ginocchio per sette giorni e mezzo Palermo, la sua provincia , compreso Altofonte, all’ora Parco.

I 3500 altofontini vissero in prima linea quegli avvenimenti che le delibere comunali del tempo riportarono come  “i moti anarchici di Parco” e definirono una “forza maggiore cui non si poté resistere”: la casa comunale saccheggiata incendiate l’anagrafe cittadina, le carte del cassiere, l’archivio, il Dipartimento della Guardia Nazionale. Ancora più grave il danno alle persone : fu fatta strage orrenda di carabinieri e impiegati; due assessori comunali e l’esattore delle imposte furono inseguiti, feriti, ed uccisi.

Alle innumerevoli orde di popolani ribelli (appoggiate dai Borboni, dal clero, da estrema destra ed estrema sinistra) provate dal colera, da nuovi doveri e dalla povertà di sempre, che saccheggiarono, incendiarono, uccisero, lo Stato italiano da poco costituito rispose prima con la repressione violenta e lo stato di assedio e poi con l’istituzione della pena di morte, delle taglie sulle teste dei “briganti”, con l’istituzione delle Guardie Campestri (a Parco in numero di sei più un appuntato nel gennaio 1867).

L’incisione del gotto e il contesto storico in cui si collocherebbe , si farebbero luce a vicenda e spiegherebbero il perché dell’ostentata dimostrazione di forza e di autorità, della parata militare in una manifestazione di matrice religiosa, cui sarebbero più consoni oggetti e paramenti sacri.

 

 

 

 

 

 

 

Il Gotto

Il Gotto

 

 

 

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